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29/06/2015

Batteria Samsung AA-PB3VC3B

Secondo Tarak Mehta, responsabile della divisione Low Voltage Products di ABB, “il centro di Zurigo Ovest sarà una vetrina mondiale per dimostrare che la corrente continua è una tecnologia complementare per i data center perchè migliora l'affidabilità riducendo al minimo i costi di installazione e manutenzione”.

Dello stesso avviso, naturalmente, anche Franz Grueter, Ceo di Green, che assicura come il sistema, quando funzionerà a pieno carico, “si tradurrà in un risparmio fino al 20% nel consumo di energia dalla rete al chip e a livello di sistemi di raffreddamento”.
Le vendite di server in tutto il mondo sono cresciute dell'1,5 per cento nel primo trimestre del 2012, ma i ricavi sono diminuiti dell'1,8 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Questa è in sintesi la fotografia del settore server scattata da Gartner, secondo cui il periodo è stato caratterizzato da una crescita relativamente debole delle spedizioni a livello globale, con variazioni significative dei risultati per regione.

"In tutte le aree geografiche si è registrata una crescita delle spedizioni dei server, tranne che in Europa occidentale, dov'è stato rilevato un calo del 6,4 per cento. In termini di fatturato, l'area Asia-Pacifico, Medio Oriente, Africa ed Europa segano un declino. Questi risultati non sono poi così sorprendenti, considerate le variazioni delle condizioni economiche in queste regioni".

La migliore performance è stata quella registrata dai server x86, che sono cresciuti dell'1,7 per cento in termini di unità vendute, e del 5,6 per cento per ricavi. In calo invece i prodotti basati su piattaforma RISC/Itanium, che sono calati del 5,7 per cento e hanno portato entrate in negativo per il 15,2 per cento rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno.

A riguardo ricordiamo la posizione forte di Oracle, che ha annunciato di voler abbandonare la produzione di prodotti per server Itanium perché la reputa ormai una piattaforma morta. HP, che resta il maggiore produttore di questo tipo di prodotti, ha una visione opposta e per sostenere la sua tesi ha denunciato Oracle. Nella categoria "altri" ci sono per lo più i prodotti mainframe, in calo del 16,4 per cento.

Dall'analisi per regione emerge che l'Europa orientale è la zona in cui si si è registrata la crescita migliore, con spedizioni in aumento del 16 per cento. Al Giappone invece va il merito di avere fatto registrare la più alta crescita di ricavi, in salita del 10,6 per cento nel periodo in analisi.

IBM si riconferma alla guida del settore server a livello globale sulla base del fatturato, grazie a entrate pari a circa 3,5 miliardi di dollari (comunque in calo del 7,2 per cento rispetto allo stesso periodo dello scoroso anno), ma la sua quota di mercato è solo del 28,1 per cento. Va a Fujitsu invece il merito dell'unico produttore che ha registrato una crescita positiva dei ricavi: 4,5 per cento.

Il primo produttore mondiale per numero di pezzi venduti è invece HP, che è rimasta sostanzialmente in pareggio (-0,4%) rispetto al primo trimestre 2012. La lieve flessione è dovuta principalmente alle vendite non entusiasmanti dei prodotti ProLiant e Integrity: la market share globale è comunque del 29,2 per cent e per la casa di Palo Alto c'è da registrare l'annuncio dei nuovi ProLiant Generation 8 (comprendenti sei distinte famiglie di prodotto, di cui due blade, basate su processori AMD Opteron 6200, Intel Xeon E5-2400 e Xeon E5-4600).

Passando infine all'analisi per fattori di forma, i server blade hanno subito un calo delle vendite dell'1,3 per cento ma hanno portato un incremento dei ricavi del 5,6 per cento. Le soluzioni per rack si sono comportate in modo opposto: le vendite sono salite dello 0,4 per cento, ma i ricavi si sono contratti del 5,3 per cento.

HP conferma ufficialmente il piano di ristrutturazione che prevede il licenziamento di 27mila dipendenti nei prossimi due anni tramite prepensionamenti, ossia l'8 per cento della forza lavoro globale. In questo modo l'azienda risparmierà 3,5 miliardi di dollari all'anno.

L’agenzia cita come fonte un ex top manager di MTN Group, società sudafricana che ha dato vita (possedendone il 49% del capitale) alla joint venture MTN Irancell con un consorzio controllato dal governo iraniano. Proprio questa azienda avrebbe partecipato direttamente – dando parere favorevole alla costituzione di una società iraniana di comodo – alle transazioni, via Dubai, dei prodotti sotto embargo all’operatore mobile.

A provare la possibile esistenza di accordi commerciali fra le varie parti ci sarebbe un documento ufficiale di MTN Irancell, risalente al 2008, in cui emerge chiaramente l’interesse per l’acquisto dei componenti oggetto di querelle.

Dai vertici di MTN Group, come riporta ancora la notizia pubblicata da Reuters, sono arrivate le smentite del caso, tese a confermare come non siano mai state condotte transazioni, direttamente o indirettamente, per aggirare le sanzioni previste dalle normative Usa. E sulla stessa lunghezza d’onda si sono espreessi anche i portavoce ufficiali Cisco, Hp e Sun, che hanno garantito il rispetto in toto delle normative in materia e riferito di aver dato luogo comunque a investigazioni interne in merito alla faccenda. 
Lo hanno realizzato ABB, Green (società svizzera specializzata in servizi informatici per i data center) e Hewlett Packard in qualità di fornitore degli apparati hardware (server e storage) ed opera nella periferia Ovest di Zurigo. Quale la sua prerogativa? Essere il data center più potente al mondo fra quelli alimentati in corrente continua in alta tensione (a 380 Volt).

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